Giorgia Meloni è d’accordo per il riarmo
E anche la sovranista, patriota e Cristiana Giorgia Meloni si è piegata agli ordini della guerrafondaia Ursula von der Leyen.
E anche la sovranista, patriota e Cristiana Giorgia Meloni si è piegata agli ordini della guerrafondaia Ursula von der Leyen.
Trump, Zelensky e gli europei stanno disperatamente cercando di far digerire al pubblico l’amara verità ed evitare le responsabilità.
Il vero pericolo proviene da Bruxelles, non da Mosca. I tecnocrati continentali delirano, non gli basta la mazzata ucraina e vogliono buttar via centinaia di miliardi per il riarmo.
Tutti si stracciano le vesti perché Trump sta avvicinando la pace in Ucraina più di quanto abbiano fatto i santoni dell’atlantismo progressista in tre anni di carneficina.
La borghesia bellicista e il ritorno del mostruoso
La credibilità si misura nelle scelte, e finora l’unica scelta fatta è stata quella di restare sempre un passo indietro rispetto a chi comanda davvero. Perché chi comanda parla poco, decide molto e non ha bisogno di spiegare ogni giorno a se stesso che esiste.
Le due incendiarie – L’Unione è condannata all’irrilevanza se, invece di prendersela con Trump, non richiama all’ordine i rappresentanti che vogliono prolungare la guerra: da Von der Leyen all’estone Kallas
Le recenti elezioni all’interno del blocco e dei suoi stati satelliti hanno mostrato una decisa emarginazione dei candidati non appartenenti all’establishment.
Lo spettacolo offerto alla stampa dall’incontro tra Zelensky e Trump sembra emblematico degli ultimi rantoli del partito della guerra. Domandiamoci chi guadagni da questo conflitto e avremo i primi schizzi del mostro.
Il blocco ha aumentato le importazioni di GNL dal paese sanzionato, secondo i dati del settore.
Se ci fosse ancora bisogno di una prova che l’Unione Europea non è altro che un burattino nelle mani delle élite finanziarie e dell’industria bellica, Ursula Von der Leyen ce l’ha servita su un piatto d’argento.
Ursula Von der Leyen ha appena presentato un piano di riarmo da far venire i brividi. La bellezza di 800 miliardi che saranno stanziati tra prestiti, emissione di debito europeo e sentite un po’, regole di bilancio pensate ad hoc per permettere ai paesi UE di spendere quanto più possibile.
Oggi ci dicono che è possibile spendere in armi dall’oggi al domani una cifra pari a oltre tre volte il PIL di quella stessa Grecia che invece fu distrutta, spolpata, svenduta, umiliata.
Ieri sera ho guardato con molto interesse su Rai5 il film Adulti nella stanza, di Costa-Gavras – tratto dall’omonimo libro di Yanis Varoufakis – che raffigura perfettamente la drammatica fase…
Trump non manderà più a Zelensky nemmeno le cerbottane in modo che molli l’osso e si metta a trattare la resa seriamente. Si apre una nuova fase.
Chi comanda parla poco. Chi ha il potere di decidere non si perde in polemiche e in riunioni estenuanti. Andreotti parlava poco.
A Bruxelles e Londra continuano a comportarsi come se fosse il solito Trump fanfarone che fa il duro in pubblico per poi rientrare nei ranghi. Stavolta, però, non è così.
Ci hanno reso più poveri. In più ci vogliono portare in guerra. E qualcuno chiede ancora “più Europa”!
Anziché giubilare per l’ormai prossima, si spera, fine della guerra, l’Unione Europea vuole che la guerra continui e si schiera saldamente dalla parte di Zelensky contro Trump, che nei giorni scorsi lo ha umiliato e sbertucciato in mondovisione.
Jeffrey Sachs, noto economista e diplomatico che ha consigliato i governi dell’Europa dell’Est dopo la caduta dell’Unione Sovietica, ha criticato i leader occidentali per il loro atteggiamento immaturo e ha esortato l’Unione Europea a liberarsi dall’influenza degli Stati Uniti, adottando una politica estera indipendente e realistica.
Zelensky è stato scaricato, l’America tratta con Mosca, l’Europa resta intrappolata nella guerra. Il suo tempo è finito, ma sarà l’Ucraina a pagare il conto.
Il fatto che l’Unione Europea persista scioccamente nel supportare Kiev ormai sconfitta è emblematico dell’atteggiamento autodistruttivo del costrutto tecnocratico di Bruxelles, simbolo perfetto del nichilismo dell’odierno Occidente
La posizione europea è così manicomiale che potremmo presto assistere alla firma di un’intesa Usa-Russia-Ucraina fra le proteste di Von der Leyen, Kallas e altri squilibrati.
Gli Stati Uniti votano contro l’integrità territoriale dell’Ucraina all’Onu. Sembra che in Italia nessuno capisca la vera ragione dello smarrimento dell’Unione europea davanti al precipitare degli eventi.
Gli USA scaricano Zelensky e trattano con Putin mentre l’Europa resta impantanata. Tra crisi, guerra e nazionalismi, il suo futuro è a un bivio storico.
In questi tre anni, l’Ue aveva due opzioni: vincere la guerra o preparare la pace. Invece la guerra l’ha persa e la pace non l’ha preparata. E ora dà la colpa a Trump.
Non era semplice già riuscire a farsi escludere dal negoziato che conta, ovvero quello tra Russia e Usa che stanno discutendo della sicurezza Europea senza nessuna delegazione dell’Unione Europea. Ma…
Guerra di vertici sui negoziati – Gli otto all’Eliseo senza idee per la tregua e spaccati: Starmer vuole l’invio di militari al confine, Scholz e Sánchez contrari
Il vertice di Parigi tra i paesi europei per discutere della guerra in Ucraina non fa che segnalare una volta di più la morte ormai evidente dell’Unione Europea, del tutto simile a uno zombie che ancora cammina ma che già da tempo ha abbandonato la vita.
L’Europa politica non può morire perché non è mai nata. Potrebbe giusto sfaldarsi quella economica e burocratica. Siamo ad un bivio storico.