Elezioni in Groenlandia tra indipendenza, minacce americane e scandali coloniali
Dopo la promessa del presidente USA di prendersi l’isola artica, le voci a favore dell’indipendenza si fanno più forti, ma c’è chi vuole trattare con Washington.
Dopo la promessa del presidente USA di prendersi l’isola artica, le voci a favore dell’indipendenza si fanno più forti, ma c’è chi vuole trattare con Washington.
Il desiderio di indipendenza dalla Danimarca cresce, mentre la maggior parte dei groenlandesi respinge le proposte statunitensi di acquisire l’isola di ghiaccio.
Gli Stati Uniti stanno ricalibrando la propria posizione, ma in un modo che il mondo non si aspettava.
Il presidente degli Stati Uniti avrebbe insistito affinché il leader ucraino indice nuove elezioni e, possibilmente, lasci l’incarico.
Il presidente degli Stati Uniti ha annunciato l’inizio di un’età dell’oro per la sua nazione, ma c’è un dettaglio che non ha preso in considerazione
Il castello di carte sta iniziando a tremare. E chi ha comprato il sogno di Trump come salvatore dell’economia americana, ora si ritrova con il conto da pagare.
La diplomazia di Donald Trump segue le norme e i rituali delle organizzazioni mafiose. L’obiettivo è spartirsi il mondo con le altre due superpotenze autoritarie: la Russia di Putin e la Cina di Xi Jinping. Resta il dubbio fondamentale se l’Unione Europea riuscirà a difendere i valori di un ordine internazionale liberale.
Finire il lavoro, dice. Quale lavoro? Lo sterminio? Il genocidio? La riduzione definitiva della Striscia di Gaza a un cumulo di macerie, senza bambini, senza scuole, senza ospedali? Trump non usa giri di parole.
Tutti si stracciano le vesti perché Trump sta avvicinando la pace in Ucraina più di quanto abbiano fatto i santoni dell’atlantismo progressista in tre anni di carneficina.
Com’era prevedibile, Donald Trump torna a giocare la carta dell’isolazionismo strategico, sventolando la minaccia di un ritiro degli Stati Uniti dalla NATO.
Il blocco ha aumentato le importazioni di GNL dal paese sanzionato, secondo i dati del settore.
L’interesse del presidente USA per l’isola artica ha sconvolto la campagna elettorale in vista dell’11 marzo.
Illustrando gli obiettivi per il suo secondo mandato, il presidente ha espresso la sua opinione su temi come le tariffe, che non sono supportate da indicatori economici e ricerche.
Il presidente USA si vanta dei “progressi straordinari” della sua agenda a poche settimane dall’inizio del secondo mandato.
La giornata sui mercati si è chiusa con un segnale chiaro: le politiche commerciali dell’amministrazione Trump stanno avendo un impatto immediato e devastante sulla fiducia degli investitori.
La sua nuova ondata di dazi contro Canada, Messico e Cina ha fatto quello che nemmeno la pandemia o le guerre globali erano riuscite a fare in tempi recenti: cancellare di colpo i guadagni post-elettorali di Wall Street e scatenare il panico tra investitori, governi e consumatori.
L’America vuole uscire dal pantano ucraino, Trump è deciso a chiudere i rubinetti. L’Europa si aggrappa disperatamente a una guerra che non può vincere. E nel frattempo, in Medio Oriente, Israele fa quello che vuole.
Anzitutto una rettifica: la comunità di recupero per tossicodipendenti che s’è riunita a Londra sotto le insegne dell’Europa era tutto fuorché europea.
A Bruxelles e Londra continuano a comportarsi come se fosse il solito Trump fanfarone che fa il duro in pubblico per poi rientrare nei ranghi. Stavolta, però, non è così.
di Fabio Mini Devo confessare l’imbarazzo nel commentare la vergognosa rappresentazione tenuta nell’ufficio del più potente presidente del mondo. Imbarazzo che mi ha indotto a verificare l’intero video per capire…
Zelensky resta sospeso tra il voler difendere l’Ucraina e il non poter tradire chi gli ha dato fiducia. Per ora tiene duro, per ora resiste. Ma fino a quando?
La storia americana è piena di presidenti che, anziché dare spettacolo in mondovisione, hanno preferito regolare i conti con mezzi più discreti e letali.
Anziché giubilare per l’ormai prossima, si spera, fine della guerra, l’Unione Europea vuole che la guerra continui e si schiera saldamente dalla parte di Zelensky contro Trump, che nei giorni scorsi lo ha umiliato e sbertucciato in mondovisione.
Guardare l’incontro, non i resoconti: Zelensky ignora il cambio di rotta USA, Trump punta al negoziato con Putin. Il suo tempo sta finendo, e le immagini lo dimostrano.
Nell’appeasement tra lestofanti, l’occidente è diviso e Meloni impotente. Da sempre gli Usa sono imperiali e feroci, solo che Trump lo dice in chiaro. Ho criticato Zelensky, ma non meritava di subire questa umiliazione.
Della scazzottata da saloon alla Casa Bianca sappiamo solo quel che abbiamo visto in mondovisione, non ciò che l’ha scatenata.
Il colloquio alla Casa Bianca tra Zelensky e Trump rappresenta uno di quegli eventi, rari in politica e ancor più rari nelle relazioni internazionali, dove si vede in trasparenza il macchinario all’opera dietro alle recite per il pubblico.
Zelensky contesta Trump sulla strategia per la guerra, ignorando il fallimento militare e il rischio di escalation. L’Ucraina paga il prezzo della sua ostinazione.
Il fine di Trump è lo stesso di Biden, sfruttare e portare a reddito l’Ucraina. Non per caso Trump ieri ha detto “così non si fanno gli affari”.
Zelensky è stato scaricato, l’America tratta con Mosca, l’Europa resta intrappolata nella guerra. Il suo tempo è finito, ma sarà l’Ucraina a pagare il conto.