L’ignobile arroganza della ministra Santanchè
Nessuno può fare il ministro se accusato di frode ai danni dei lavoratori, dello Stato e delle imprese. A prescindere dai tre gradi di giudizio.
Nessuno può fare il ministro se accusato di frode ai danni dei lavoratori, dello Stato e delle imprese. A prescindere dai tre gradi di giudizio.
Ieri, per la prima volta in vita nostra, abbiamo provato un moto di umana pietà per Daniela Santanchè. Vederla lì, sola e abbandonata dai cosiddetti amici ai banchi del governo, dava l’idea dello stato terminale della sua parabola politica.
Alla Camera opposizione all’attacco su Santanché, ma la maggioranza fugge. Nessuno la difende, poi tornano solo per salvarle la poltrona. Faccia persa da tempo.
Pare che la Guardia di Finanza stia indagando sulla compravendita di villa Alberoni a Forte dei Marmi fatta da Laura De Cicco, moglie di ‘Gnazio, e Dimitri Kunz, compagno della Santanché.
La miglior mozione di sfiducia per la Santanchè l’ha scritta decine di volte la Santanché.
Si tratta di Altair D’Arcangelo, indagato per associazione per delinquere, evasione fiscale, frode, riciclaggio e autoriciclaggio. Nel 2023 gli sono stati sequestrati 40 milioni di euro.
Ha scritto anche una lettera al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ma senza ricevere risposta. “Volevo solo rappresentargli l’amarezza di una cittadina che ha cercato di rispettare le regole”.