Corsica (Francia) e Sardegna (Italia) sono separate da soli 13 km nel punto più stretto dello Stretto di Bonifacio, eppure sono spesso percepite come entità geografiche e culturali distinte. Questo articolo intende rimettere in discussione tale separazione, proponendo un’analisi storica delle relazioni tra le due isole dal XVII al XXI secolo e introducendo il concetto di “arcipelago impedito” come categoria analitica per studiare insiemi insulari frammentati da confini politici, tensioni geopolitiche e nazionalismi contrapposti.
Che cos’è un arcipelago?
Il termine “arcipelago” è ambiguo e variabile nelle definizioni fornite dai dizionari di diverse lingue: per Treccani si tratta di “un insieme di isole sparse nel mare ma vicine tra loro”, per il Cambridge Dictionary è “un gruppo di piccole isole” e per Larousse è un “aggregato di isole su una superficie marittima più o meno estesa”. La definizione varia anche in base alla percezione umana: un arcipelago è tale se decidiamo di considerarlo come tale. È quindi una costruzione culturale e politica, non soltanto una categoria geografica.
Il raggruppamento di isole in un arcipelago non è neutro: quando isole vicine sono divise da confini nazionali, le connessioni tra di esse diventano invisibili o irrilevanti per la ricerca accademica, con il rischio di spezzare la coerenza storica e culturale del sistema insulare.
Cos’è un “arcipelago impedito”?
Farinelli propone il concetto di “arcipelago impedito” per descrivere insiemi insulari vicini, con elementi storici e culturali comuni, ma separati da barriere politiche, istituzionali o ideologiche. Il caso di studio è quello di Corsica e Sardegna, isole fisicamente prossime e con forti affinità storiche, ma analizzate e amministrate come entità separate a causa della loro appartenenza a due stati rivali: Francia e Italia.
Il concetto si basa sull’idea che un arcipelago non debba solo essere geograficamente contiguo, ma anche storicamente e culturalmente interconnesso. Quando queste connessioni sono ostacolate o interrotte, si ha un arcipelago impedito. La separazione può essere imposta dall’esterno (nazionalismi, confini statali) oppure dall’interno (rivalità locali, interessi divergenti). Il caso delle isole ABC (Aruba, Bonaire e Curaçao), politicamente frammentate pur appartenendo allo stesso arcipelago caraibico, è un altro esempio rilevante.
Corsica e Sardegna: una relazione interrotta
Dall’età antica al XVIII secolo
I primi legami tra Corsica e Sardegna risalgono almeno al II millennio a.C., con la diffusione di civiltà affini come i Nuragici e i Torreani. Sotto Roma, le due isole furono amministrativamente unite (provincia di Corsica et Sardinia), ma già nel Medioevo cominciarono a divergere: Corsica passò sotto Genova, Sardegna sotto l’Aragona. Nonostante le dominazioni diverse, fino al XIX secolo lo Stretto di Bonifacio restò una zona di transito relativamente fluida.
In particolare, le isole minori dell’Arcipelago di La Maddalena vennero popolate da pastori corsi a partire dal XVII secolo. Questi mantenevano rapporti regolari con Bonifacio in Corsica, praticando commercio e contrabbando. Tale interazione portò alla formazione di una cultura mista nella Gallura, con insediamenti rurali (gli stazzi) e un idioma (il gallurese) di derivazione corsa.
Nel 1767 il Regno di Sardegna occupò le isole intermedie e fondò La Maddalena, sancendo una prima cesura amministrativa e politica. A partire da allora, il confine divenne più rigido, sebbene il contrabbando e i flussi informali continuassero.
Nazionalismi e militarizzazione dello Stretto
Con la nascita dello Stato italiano nel 1861 e la crescente rivalità con la Francia (aggravata dal protettorato francese sulla Tunisia nel 1881), lo Stretto di Bonifacio assunse un’importanza strategica. L’irredentismo italiano rivendicava la Corsica come “terra irredenta”, mentre il fascismo la considerava essenziale per il dominio nel Mediterraneo. L’occupazione italiana dell’isola nel 1942-43 consolidò questa visione.
Il confine marittimo tra le due isole divenne allora una frontiera militarizzata. Le autorità italiane rafforzarono le basi navali di La Maddalena, mentre i francesi fortificarono Bonifacio. La frontiera, oltre che fisica, divenne mentale e simbolica, alimentando narrazioni nazionaliste divergenti.
Fallimenti della cooperazione insulare
Dopo il 1945, il clima internazionale migliorò, ma le relazioni tra Corsica e Sardegna restarono difficili. La Sardegna, beneficiando dell’autonomia regionale nel 1948, sviluppò una politica economica e industriale che generò apprensione in Corsica, dove lo statuto di collettività territoriale arrivò solo nel 1982. Entrambi i governi centrali — Roma e Parigi — scoraggiarono una vera integrazione tra le due isole, temendo implicazioni politiche o economiche sfavorevoli.
Tuttavia, ci furono alcuni tentativi di collaborazione. Già nel 1954, l’economista sardo Gavino Alivia propose una “unione economica sardo-corsa” fondata sulla complementarità tra risorse idriche corse e potenziale agricolo-industriale sardo. Furono firmati accordi bilaterali per facilitare il passaggio turistico nello Stretto e si avviarono trattative per istituire una commissione interinsulare. Nonostante alcuni scambi commerciali, gli imprenditori corsi restarono riluttanti a rafforzare i rapporti. La commissione non si concretizzò mai.
Negli anni ’90, i programmi europei Interreg rilanciarono la cooperazione transfrontaliera, finanziando infrastrutture e scambi culturali. Anche se il traffico marittimo tra Bonifacio e Santa Teresa Gallura aumentò — da 1.363 passeggeri nel 1954 a 274.177 nel 2018 — i governi insulari mantennero relazioni limitate e frammentarie.
Le occasioni mancate: IMEDOC e il Parco Marino
Nel 1995 fu fondata IMEDOC, un’alleanza tra le regioni insulari mediterranee (Corsica, Sardegna, Baleari) per promuovere politiche comuni in ambito europeo. I risultati furono però scarsi, limitandosi alla produzione di materiale divulgativo e a qualche evento culturale.
Più promettente fu la proposta di un Parco Marino Internazionale nello Stretto di Bonifacio. L’idea nacque dalla volontà di proteggere un ecosistema fragile e di limitare il traffico di navi cisterna. Tuttavia, le differenze legislative e burocratiche tra Italia e Francia impedirono una gestione integrata. Il parco esiste oggi come due entità separate, gestite da amministrazioni distinte, con scarsa efficacia cooperativa.
Ricerca scientifica e narrazioni concorrenti
La divisione politica tra le due isole ha influenzato anche la ricerca storica e sociale. Fino al 1945, gli studi che cercavano connessioni tra Corsica e Italia erano sospettati di propaganda irredentista. Dopo la guerra, lo spazio sardo-corso diventò quasi un tabù per la storiografia. Lo stesso Fernand Braudel, pur predicando la visione transnazionale del Mediterraneo, evitò di trattare Corsica e Sardegna come sistema unico, per non alimentare le polemiche nazionaliste.
Di conseguenza, le due isole sono state studiate separatamente, e i loro legami storici sottovalutati o ignorati. Tuttavia, la continuità fisica, culturale e antropologica è evidente: struttura montuosa centrale, economie pastorali simili, e dialetti affini (es. gallurese e corso meridionale). Le città costiere (Bonifacio, Alghero) furono punti nevralgici del dominio coloniale, mantenendo tuttora lingue e tradizioni dei dominatori (genovese e catalano).
Anche i nazionalismi insulari presentano parallelismi: identità regionali in opposizione allo Stato centrale, retoriche che oppongono l’autenticità dell’entroterra alla corruzione delle città costiere. I simboli storici — come Pasquale Paoli in Corsica o Eleonora d’Arborea in Sardegna — sono stati piegati a narrazioni contrapposte, a seconda che il punto di vista sia statale, insulare o irredentista.
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Il caso di Corsica e Sardegna mostra come un sistema insulare geograficamente coerente possa essere trasformato in un arcipelago impedito per effetto di forze politiche, nazionalismi e confini statali. Le relazioni tra le due isole non sono mai scomparse del tutto, ma sono state sistematicamente ostacolate. Lo Stretto di Bonifacio è diventato una barriera più simbolica che reale, impedendo la costruzione di un’identità comune.
Il concetto di “arcipelago impedito” consente di superare l’illusione ottica e politica di una separazione incolmabile. Le connessioni esistono, sono storicamente documentate, e possono essere riattivate. Le difficoltà non derivano dalla geografia, ma dalla volontà (o mancanza di volontà) politica di riconoscere e valorizzare il sistema arcipelagico che le due isole costituiscono. Solo rimuovendo gli ostacoli ideologici e istituzionali sarà possibile trasformare l’arcipelago impedito in uno spazio condiviso, relazionale e collaborativo.
Per approfondire: Marcel A. Farinelli, “The impeded archipelago of Corsica and Sardinia”, in Island Studies Journal, 16(1), 2021, 325-342