Zelensky scaricato, l’Europa allo sbando

Zelensky è stato scaricato, l’America tratta con Mosca, l’Europa resta intrappolata nella guerra. Il suo tempo è finito, ma sarà l’Ucraina a pagare il conto.

di Alberto Piroddi

E alla fine Zelensky lo ha capito: il sipario è calato, il pubblico è stanco e l’impresario ha deciso che lo spettacolo deve finire. Il problema è che il protagonista non vuole andarsene dal palco e si ostina a recitare una parte che ormai nessuno gli chiede più. L’incontro con Trump e Vance è stato la sua disfatta definitiva: un’umiliazione senza precedenti che non si è consumata nei salotti della diplomazia, ma davanti alle telecamere, in mondovisione.

I giornali occidentali, che fino a ieri lo raccontavano come il nuovo Churchill, ora ammettono senza più giri di parole che il leader ucraino è stato “stracciato” da Trump. E quando persino The Economist, Financial Times e Le Monde lo danno per spacciato, significa che il verdetto è già stato scritto. Ma la vera domanda è: cosa succede adesso?

Fino a ieri Zelensky era il burattino perfetto: un presidente insediato con la benedizione di Washington, armato e finanziato dall’Occidente per combattere la guerra che gli Stati Uniti volevano, con l’Unione Europea nella parte del maggiordomo che paga il conto senza fiatare. Ma poi qualcosa è cambiato. Il sostegno incondizionato si è trasformato in fastidio, la retorica della “resistenza eroica” ha lasciato il posto alla realtà: l’Ucraina sta perdendo la guerra, l’esercito è allo stremo e non ci sono più uomini da mandare al fronte. Gli americani l’hanno capito da tempo, e Trump – con la sua brutalità da affarista – ha solo detto a Zelensky quello che tutti sanno ma nessuno gli aveva mai detto in faccia: l’America non ha più bisogno di te.

E lui, invece di percepire il mutamento dell’aria, ha scelto il peggiore dei toni: arrogante, lamentoso, disperato. Ha attaccato Trump, ha contraddetto Vance, ha preteso che gli Stati Uniti continuassero a finanziarlo senza condizioni. Risultato? Trump lo ha liquidato con un’alzata di spalle, Vance lo ha stroncato in diretta e i media americani hanno iniziato a ridicolizzarlo. In pochi minuti è passato da “eroe della libertà” a mendicante col cappello in mano.

E ora? Zelensky ha davanti a sé pochissime opzioni, e nessuna di queste gli garantisce una fine dignitosa. L’esilio sarebbe la scelta più sicura: il classico volo per Londra o Washington con una bella conferenza in qualche think tank, dove potrà raccontare la sua versione dei fatti e scrivere memorie piene di retorica patriottica. Ma c’è un problema: chi gli garantisce che sarà ben accolto? Gli americani non vogliono più avere a che fare con lui, e i leader europei, che ancora lo sostengono a parole, in realtà stanno cercando disperatamente un modo per sganciarsi dal disastro ucraino senza perdere la faccia.

L’altra ipotesi è che rimanga in Ucraina, dove la sua posizione è sempre più precaria. Se sarà costretto a indire le elezioni, le perderà contro il generale Zaluzhny, l’ex comandante in capo dell’esercito, molto più amato di lui dai militari e dalla popolazione. E siccome il copione della storia si ripete, sappiamo come va a finire per i leader fantoccio che non servono più: prima li usano, poi li scaricano, poi li liquidano. Basta ricordare Ngo Dinh Diem in Vietnam, Manuel Noriega a Panama, Saddam Hussein in Iraq. Zelensky, che ha sacrificato il suo Paese per compiacere Washington, farebbe bene a ricordarselo.

Ma il vero disastro non è la caduta di Zelensky. Il vero disastro è l’Europa. Perché mentre gli americani si preparano a chiudere il capitolo Ucraina e a trattare con Mosca, i governi europei si ritrovano incastrati nel loro stesso fanatismo. Dopo aver spinto l’Ucraina al suicidio militare, ora sono loro a voler proseguire la guerra, anche se gli USA si sfileranno. Con Macron e Scholz che si improvvisano falchi da salotto, e i soliti “europeisti” che ripetono il mantra della “solidarietà” mentre si preparano a sacrificare ancora miliardi dei loro cittadini in una guerra persa.

Il paradosso è perfetto: gli USA, che hanno orchestrato tutto, si chiamano fuori, mentre l’UE, che ha subito e obbedito a ogni comando, ora cerca disperatamente di salvare il disastro ucraino, come un servo troppo fedele che non ha capito che il padrone è già passato a un’altra partita.

Il destino dell’Ucraina è ormai segnato. La guerra finirà, non perché l’Europa voglia negoziare, ma perché l’America ha deciso che è ora di fermarsi. Gli europei, che fino a ieri si vantavano di essere i paladini della democrazia, si ritroveranno con un pugno di mosche in mano, costretti a fare i conti con la loro inutilità strategica. E Zelensky? Per lui il tempo è scaduto. Forse lo rispediranno a Kiev per essere sostituito dal prossimo uomo di Washington. O forse gli faranno scrivere un libro con qualche titolo drammatico tipo “Tradito dall’Occidente”.

Ma il vero tradimento è stato il suo. Ha promesso pace e ha portato guerra. Ha giurato di difendere l’Ucraina e l’ha consegnata agli americani. Ha parlato di vittoria mentre trascinava il suo popolo in un disastro senza fine. E oggi, quando si guarda allo specchio, sa di essere un uomo finito. L’Occidente che lo ha creato lo ha già dimenticato. E con lui, presto, dimenticherà anche questa guerra inutile.

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