di Alessandro Orsini
Trump ha escluso l’Unione europea e Zelensky dalle trattative con Putin per decidere i confini dell’Ucraina. L’Unione europea sta subendo la più grande umiliazione della sua storia perché la sua classe governante ha sovrastimato la propria forza e sottostimato quella della Russia. Prima delle guerre, le classi governanti possono fare soltanto ipotesi sulla forza degli Stati nemici. Ma le ipotesi sono soltanto spiegazioni provvisorie in attesa di conferma. L’ipotesi dell’Unione europea era che la Russia avesse sfondato il fronte ucraino con soli 180.000 soldati perché debolissima.
Le guerre svolgono in politica la funzione che la ricerca svolge nella scienza: servono a verificare le ipotesi delle classi governanti sulla forza dei nemici. La guerra in Ucraina ha mostrato che la Russia non è debolissima. Almeno rispetto all’Europa, è fortissima. La sua industria militare sovrasta quella della Nato. Come ha detto Mark Rutte: “L’industria militare della Russia produce in tre mesi ciò che la Nato produce da Los Angeles ad Ankara in un anno intero”. Come se non bastasse, la Russia può contare anche su Iran, Cina e Corea del Nord. L’Unione europea ha combattuto la guerra contro la Russia perché pensava di infliggere a Putin un’umiliazione smisurata. Pochi mesi dopo lo scoppio della guerra, Macron disse che la Nato avrebbe dovuto evitare di infliggere a Putin un’umiliazione troppo grande. Giorgia Meloni ha sempre assicurato che l’Ucraina avrebbe sconfitto la Russia esecrando la diplomazia. Oggi Putin umilia l’Europa. È difficile fare l’elenco di tutti gli errori di Draghi, Meloni, Scholz, Macron, Johnson, Sunak, Ursula von der Leyen. Siccome le umiliazioni che l’Unione europea dovrà subire nei prossimi anni sono nell’ordine delle decine di migliaia, avremo tempo per tornare su questi leader.
Un buon modo di procedere è aiutare gli italiani a riflettere su ciò che non funziona in Italia.
In primo luogo, la guerra in Ucraina ha mostrato l’inadeguatezza della classe dirigente italiana: università, media, politica. Nei primi giorni di guerra, questa rubrica disse: “La Russia distruggerà l’Ucraina e la guerra finirà con gli Stati Uniti e la Russia che si accorderanno scavalcando l’Europa”. Così è stato. Però la classe dirigente italiana ha chiesto il licenziamento per queste analisi, mentre la grande stampa ha stabilito una sorta di diritto alla diffamazione contro i suoi propugnatori.
In secondo luogo, Meloni e Draghi andrebbero criticati per i loro errori in Ucraina che gli italiani più poveri pagheranno a caro prezzo. Ma la grande stampa critica Trump, il quale lancia un messaggio ai leader europei che riassumo come segue: “Siccome non avete saputo gestire la situazione con la Russia sul vostro stesso territorio, deciderò al posto vostro e darò ai russi le garanzie che Putin chiedeva a voi”.
In terzo luogo, la tragedia d’Ucraina mostra che la democrazia italiana è molto imperfetta giacché il principale partito d’opposizione, il Pd, invece di opporsi alle politiche folli di Meloni in Ucraina, le ha appoggiate. Questo significa che il principale partito d’opposizione non è un partito d’opposizione. Il che rappresenta un problema per una democrazia liberale. Persino Paolo Mieli – che poche settimane fa dichiarava a Corrado Formigli di credere ancora nella vittoria dell’Ucraina nel suo mondo fatato – inizia a capire che la Russia sta pesantemente umiliando l’Europa. Ho una pessima notizia: siamo soltanto all’inizio.
Il Fatto Quotidiano, 18 febbraio 2025