Giorgia Meloni, equilibrista

La premier non fa dichiarazioni e al summit coi grandi chiede lo stop ai massacri. Il tycoon: “Giorgia è una grande”

di Giacomo Salvin

Parola d’ordine: equilibrismo. Giorgia Meloni lo sa. Ne fa professione. Perché nel giorno del terzo anniversario della guerra in Ucraina, da un lato deve mantenere stretto il suo rapporto con il presidente americano Donald Trump, ma dall’altro non può abbandonare l’Ucraina dopo mesi di sostegno incondizionato. Così di buon mattino la linea che dà ai dirigenti di Fratelli d’Italia è quella di ricordare i tre anni della guerra e dell’invasione russa nei confronti di Kiev.

Il più duro è il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giovanbattista Fazzolari, secondo cui “da tre anni l’Ucraina sconfigge l’imperialismo russo”. Ma allo stesso tempo, la premier non vuole distaccarsi troppo dalla nuova linea della Casa Bianca. Non a caso la presidente del Consiglio per tutto il giorno non fa dichiarazioni ufficiali in ricordo dell’invasione della Russia all’Ucraina. Silenzio che stride con la bandiera gialla e blu che illumina la facciata di Palazzo Chigi.

Tant’è vero che la linea italiana del G7 che si riunisce in videoconferenza nel primo pomeriggio è un po’ diversa rispetto al sostegno incondizionato a Kiev degli ultimi anni. Inizia a incrinarsi. Nella stanza con Meloni ci sono il suo consigliere diplomatico Fabrizio Saggio e la segretaria particolare Patrizia Scurti.

Alla fine, durante il G7 a cui ha preso parte all’inizio anche il presidente ucraino Zelensky, tutti i leader hanno condiviso l’intenzione di fare uno sforzo per mettere fine a un conflitto che negli ultimi tre anni ha provocato un numero inaccettabile di morti e di macerie. Secondo quanto si apprende, l’obiettivo che Roma sostiene e a cui lavora con i partner G7, quelli europei e occidentali, è raggiungere una pace “giusta e duratura”. Un esito che, per l’Italia, deve basarsi sulla definizione di garanzie di sicurezza efficaci nel contesto euro-atlantico. Roma è anche contraria all’ingresso di Kiev nella Nato.

A Palazzo Chigi, dunque, notano e apprezzano la frase che prima di cena, ora italiana, pronuncia Trump alla Casa Bianca accanto al suo acerrimo nemico, Emmanuel Macron, unico leader europeo insieme al britannico Keir Starmer a volare a Washington. “Amo l’Italia, è un Paese molto importante. C’è una donna meravigliosa come leader e oggi era nelle discussioni del G7, penso che l’Italia stia facendo molto bene e abbia una leadership molto forte con Giorgia”, dice l’inquilino della Casa Bianca. In serata gli risponde Meloni su X: “Grazie per le sue parole. Italia, Stati Uniti ed Europa condividono valori e responsabilità comuni. Lavoreremo insieme per affrontare le sfide globali con determinazione e visione.”

Proprio l’attivismo di Macron sta provocando da settimane una certa irritazione a Palazzo Chigi. Un’iniziativa da “novello Napoleone”, è la versione di una fonte di governo che cita il protagonismo del francese.

Fonti diplomatiche e di Palazzo Chigi infatti ribadiscono la contrarietà alla missione proposta dal presidente francese di inviare soldati a Kiev per garantire il piano di pace con la Russia. Posizione già espressa la scorsa settimana da Meloni in occasione del vertice all’Eliseo, convocato proprio dal presidente francese. Anche la Lega in serata fa sapere di essere contraria alle truppe a Kiev: “Nessun soldato italiano in Ucraina”, specifica all’ora di cena una nota del partito di Matteo Salvini.

Che l’Italia si stia riposizionando in favore di Trump si capisce anche dalla notizia secondo cui, insieme a Parigi, Roma ha chiesto “delucidazioni” su un nuovo piano per gli aiuti all’Ucraina, in cui era stato confermato il “no” di Ungheria e Slovacchia.

Ieri la premier italiana ha sentito anche il vincitore delle elezioni in Germania, il cancelliere in pectore Friedrich Merz. Con il leader della Cdu, Meloni si è congratulata e “ha confermato l’auspicio di poter ulteriormente intensificare le già eccellenti relazioni bilaterali” e ha auspicato di lavorare insieme su immigrazione e sicurezza europea.

Il Fatto Quotidiano, 25 febbraio 2025

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