Perché l’America ha paura di “No Other Land”?
L’acclamato film non ha trovato un distributore negli Stati Uniti perché svela verità che gli americani non dovrebbero vedere.
L’acclamato film non ha trovato un distributore negli Stati Uniti perché svela verità che gli americani non dovrebbero vedere.
Il futuro è adesso, e fa schifo. Nel 2006, quando uscì Idiocracy, la satira sembrava eccessiva. Troppo grottesca, troppo estrema. Sembrava una parodia. Oggi è un documentario.
Se il cinema è lo specchio della società, gli Oscar di quest’anno hanno riflesso un’immagine piuttosto chiara: il trionfo del cinema indipendente, la progressiva disfatta delle major e l’immancabile dose di ipocrisia politica condita da discorsi edificanti e retorica da salotto progressista.
Hollywood si è presa il lusso di dire la verità. Il che, di questi tempi, è già una notizia. No Other Land, il documentario che racconta la lotta dei palestinesi contro la demolizione delle loro case da parte dell’esercito israeliano, ha vinto l’Oscar.
Il film tedesco del 2008, L’onda, mostra come il conformismo generi derive autoritarie. Oggi il controllo sociale si è trasformato, ma l’onda della repressione cresce e travolge tutto.
Il film di Walter Salles, basato sulla vicenda reale di Rubens Paiva, fa qualcosa che il sistema politico brasiliano ha accuratamente evitato per decenni: riporta alla luce i fantasmi, costringe il Paese a guardarsi allo specchio, a riconoscere le macerie morali su cui ha costruito la sua fragile democrazia.
Un’epopea familiare e storica, Il Brutalista esplora l’arte, la sopravvivenza e le cicatrici del passato, dove l’architettura diventa metafora di redenzione e crudeltà.
Talmente decadente da sembrare uscito dalle pagine di un romanzo di Huysmans, Parthenope è un film barocco, sfarzoso, una successione di incredibili tableaux da decrittare estasiati, cercando di sciogliere l’enigma del loro significato.
Una madre è costretta a reinventarsi quando la vita della sua famiglia viene sconvolta da un atto di violenza arbitraria, mentre la morsa della dittatura militare in Brasile si stringe sempre di più nel 1971.
Charlie (Goorjian) è un armeno della diaspora, cresciuto negli Stati Uniti, che nel 1948 torna nella madrepatria, ammaliato dall’illusione di una nuova Armenia sotto l’ala sovietica.
I film e le serie TV di Lynch hanno riflesso il lato oscuro, minaccioso e spesso bizzarro della cultura americana, un lato che oggi è sempre meno nascosto nell’ombra.
1911. Reduce da un periodo di crisi, il contegnoso musicista Gustav von Aschenbach approda al Lido di Venezia per una solitaria vacanza. Tra gli ospiti dell’Hotel des Bains, attira la sua attenzione un bellissimo adolescente, Tadzio.
Wicked: Parte I è un film ambizioso, visivamente stupefacente e ricco di momenti musicali che colpiscono nel segno. Tuttavia, è anche un film appesantito dalle sue stesse aspirazioni.
Narnia: Il leone, la strega e l’armadio alterna magia visiva e artificiosità. Swinton brilla, ma la fedeltà al testo e l’assenza di emozione lo rendono freddo.
Pedro Almodóvar, 75 anni, uno che ha fatto della messinscena un’arte e della cinefilia una religione, ha deciso di affrontare la morte. La sua, quella degli altri, quella che prima o poi tocca a tutti.
Almodóvar perde la sua magia in The Room Next Door: dialoghi forzati, estetica vuota, e Moore e Swinton intrappolate in un melodramma senza vita.
Il thriller giudiziario del regista novantaquattrenne, con Nicholas Hoult e Toni Collette, mostra come le parti interessate possano trasformare la ricerca della giustizia in ingiustizie.
La scena del caveau in “Le conseguenze dell’amore” è puro cinema: il silenzio pesa come piombo, il denaro diventa un’arma, la tensione un’opera d’arte.
In Parthenope, Sorrentino ritrae una Napoli antica e decadente, incarnata dalla protagonista come simbolo mitologico della città, tra bellezza e malinconia.
Berlinguer – La grande ambizione è un film politico nel senso più alto del termine. Non si limita a raccontare la vita di un leader, ma riflette su cosa significhi fare politica in un’epoca di crisi e trasformazione.
“Berlinguer – La grande ambizione” è un biopic rigoroso, ma eccessivamente distaccato, che fatica a trasmettere l’umanità del leader politico, nonostante Elio Germano.
Negli anni ’50, due adolescenti intrecciano fantasia e realtà in un legame ossessivo, culminando nell’omicidio della madre di una di loro. Film enigmatico e visionario.
Il regista premio Oscar spiega quanto si senta profondamente legato alla protagonista e come questo film rappresenti anche il suo personale “viaggio nella città”
In Gladiator II, Ridley Scott narra la Roma decadente, tra folli imperatori, scontri epici e il viaggio di Lucio, erede riluttante, in un mondo in rovina e senza gloria.
Woody Allen, da comico cabarettistico a regista di successo, con uno stile satirico influenzato dal teatro yiddish, Groucho Marx e l’intellighenzia newyorkese.
Vermiglio di Delpero è un dramma silenzioso ambientato in un villaggio durante la Seconda Guerra Mondiale, dove la quiete quotidiana nasconde tensioni profonde e non dette. Gran Premio della Giuria a Venezia81
L’ultima tentazione di Cristo è molto più di un film religioso. È un’esplorazione filosofica che mette in scena la tensione tra Nietzsche e Bergson, tra l’Übermensch e l’élan vital, tra la rinuncia e la creazione.
In Queer, William Lee si innamora ossessivamente di Eugene e lo porta in un viaggio psichedelico in Ecuador, esplorando desiderio, identità e cuori spezzati.
“Sbatti il mostro in prima pagina” in versione restaurata. La nuova serie su Enzo Tortora. Il remake de “I pugni in tasca”. Il regista riflette su fake news, potere, impegno politico
Il leggendario “Napoléon vu par Abel Gance”, dopo un paziente lavoro di ricerca e restauro durato quasi 16 anni, è stato riportato ai fasti della “Grande Vérsion” originale, poi tagliata e rimaneggiata col passare degli anni